André Lislevand – Forqueray Unchained

André Lislevand, "Forqueray Unchained"
16 febbraio 2023, h 20:00 - Spazio San Pietro in Monastero

Il concerto presenta l’album di esordio del giovane violista da gamba André Lislevand incentrato sul grande repertorio violistico di Antoine Forqueray, con la speciale partecipazione di Jadran Duncumb, giovane liutista e chitarrista anglo/croato/norvegese e Paola Erdas, clavicembalista italiana. Forqueray scatenato: quest’ultima parola potrebbe evocare disordine, avere un significato negativo, ma invece descrive con precisione i diversi aspetti della sua musica: il dualismo che contraddistingue la musica nella Francia del Re Sole che è francese, ma anche fortemente influenzata dallo stile italiano, libero, personale, senza catene.
Uno stile intrigante, pensando soprattutto alla natura diversa delle due culture,
nel quale l’italiano splende per virtuosismo, forza e estroversione, mentre il francese coltiva la magia del suono, i colori e la perfezione formale della musica. La musica di Forqueray è incastonata nella Suite Mosaïque, composta da brani di diversi autori coevi: Marin Marais e Robert de Visee.

Vincitore di un Diapason Découverte dalla nota rivista francese Diapason D’Or, Forqueray Unchained si è mostrato essere il debutto solistico del violista da gamba di origini franco-norvegesi André Lislevand.

Un album di musica francese dellAncien Régime, periodo apice di questo strumento, il cui programma ruota attorno i compositori alla Camera di Luigi XIV.
Figlio d’arte, il violista veronese spiega come la parola Unchained (senza catene”, libero”) diventi un approccio personale alla musica, l’arte che rimuove costrizioni, lasciandoci liberi di pensare e di sentire.

Definito dalla critica come “una realizzazione per niente consensuale, ma stimolante e memorabile” (Loic Chahine, Diapason D’Or, FR), lautore che domina questo album, Antoine Forqueray, esprime emblematicamente questo modo di intendere la musica: francese ma anche italianeggiante, furioso ma anche dolcissimo, drammaticamente espressivo e teatrale, commovente e poetico.
Lislevand decide di farne il fulcro, lelemento centrale attorno al quale ruotano gli altri compositori.

Assieme a Paola Erdas (clavicembalo) e Jadran Duncumb (liuto), il trio propone tre Suites mosaïques, fantasticando una drammaturgia ed una storia con brani di Forqueray, Marais e De Visée, alla riscoperta di sonorità per ricreare lambiente musicale della viola da gamba, fiorita con così tanto splendore.

Forqueray Unchained vuole, sì, riscoprire e riproporre la musica del Sei-Settecento francese in un’energia giovane e moderna, così come spiega attentamente il giovane violista veneto in numerose interviste, ma vuole ancor più ritrovare una comunicazione ed un contatto diretto con l’ascoltatore.

L’interpretazione vuole essere vicina al proprio pubblico, vuole evitare in ogni modo quella distanza che facilmente si instaura tra il pubblico e la musica colta, ma vuole essere, una volta per tutte, comprensibile, intellegibile, come lo era quasi quattrocento anni fa.

Arcaismi e pizzicati
di Rolf Lislevand

Partiamo dall’assunto storico dell’influenza italiana sulla vita musicale nella Francia del Seicento. Un’influenza tanto indiscutibile quanto intrigante pensando soprattutto alla natura diversa delle due culture: dove nell’italiano prevale la chiarezza del gesto, delle emozioni e del pensiero, il francese evita l’esagerazione e l’univocità, preferendo la suggestione e la raffinatezza del non evidente. Dove l’italiano splende con il virtuosismo, la forza e l’estroversione, il francese coltiva la magia del suono, i colori e la perfezione formale della musica. Francesi e Italiani sono fratelli nell’anima, si amano ma inevitabilmente vedono anche i loro reciproci difetti. E cosa potrebbe essere più creativo e stimolante di una simile, ambivalente, potremmo dire ambigua, relazione? Ma nella Francia del Seicento, il secolo del chiaroscuro, sarà lo scuro a diventare predominante. Un fenomeno strano ma non unico: interessante notare che a ogni fine di secolo il gusto sembra stancarsi delle voci brillanti e acute cedendo invece al fascino dei suoni gravi, misteriosi o addirittura decadenti. In Francia alla fine del ’600 il diapason scende di un tono (come faranno i bassisti rock alla fine del ’900 per ottenere suoni più drammatici) e gli strumenti più amati diventano quelli con la voce più grave: la viola da gamba e la tiorba. L’autore che domina quest’album, Antoine Forqueray, racchiude in sé tutti questi elementi: la forza espressiva, la componente teatrale, la vena melodica unita ai molti elementi orchestrali e violinistici nello sviluppo dei suoni acuti ci possono garantire la sua italianità, ma lo sviluppo armonico e i suoi cedimenti a un’emotività meno esteriore, soprattutto nei brani lenti e nei suoni gravi, lo identificano come assolutamente e totalmente francese.

Ma definirlo un semplice compositore francese dalle influenze italiane sarebbe come ridurre a un banale cliché il suo spessore artistico e soprattutto la sua genialità compositiva. Perché Forqueray è qualcosa di più: è libero e distaccato da una qualsiasi definizione stilistico nazionale o temporale, è un francese déchainé, scatenato, ovvero senza catene, è una sintesi e al tempo stesso il superamento dei migliori tratti della musica francese e italiana. Un autore unico che crea uno stile particolarissimo, decisamente al di fuori di qualsiasi schema e da qualsiasi stereotipo. Marin Marais nacque a Parigi da famiglia modesta. Secondo Évrard Titon du Tillet studiò col celebre Monsieur de Sainte Colombe per soli sei mesi, dato che il maestro divenne geloso dei suoi straordinari progressi. Lo storico racconta anche che Marais, non ancora soddisfatto di quanto sino ad allora appreso, si sarebbe nascosto sotto il capanno in cui suonava l’ex maestro per cercare di carpirne i segreti. Fece in seguito una brillante carriera entrando nell’orchestra dell’Academie Royale de Musique, diretta da Jean Baptiste Lully e nel 1679 divenne Ordinaire de la Chambre du Roi. Al tempo stesso, nuovi violisti si fanno strada mettendo in discussione il suo predominio musicale, il primo dei quali è Antoine Forqueray. Pochissimi i dati biografici su Robert De Visée: anch’egli musicien du roi, maestro di chitarra di Louis XIV, sembra che il suo impegno maggiore fosse curare la musica d’ambiente nella vita del Re. In tempi pre-dischi e pre-streaming egli era impegnato a suonare per il Re durante ogni momento della sua giornata: dalla camera da pranzo a quella da letto, e anche durante le passeggiate nel giardino di Versailles camminando discretamente due passi indietro a lui. De Visée porta alla perfezione lo stile franco-italiano e la sua tiorba si spinge a vertici strumentali oltre ogni immaginazione, con una scrittura di un’intelligenza e inventiva che non aveva e non avrà più uguali. Nel 1716 pubblicherà delle trascrizioni per strumento solista e basso continuo. In questi nuovi abiti sonori, i brani si mostrano più nudi e trasparenti, privi di ogni manierismo: pura retorica musicale in cui le frasi dialetticamente costruite in tesi-antitesi-sintesi sono essenziali, una scelta musicale che sarebbe piaciuta a Miles Davis: perché suonare tante note anziché scegliere solo le più belle?

I musicisti

Jordi Savall
rebab, ribeca e viola da gamba soprano

Hakan Güngör
kanun

Dimitris Psonis
santur, oud, chitarra moresca e percussioni

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