Zefiro Orchestra, Grand tour a Venezia

Zefiro Orchestra, "Grand tour a Venezia"
24 febbraio 2023, h 20:00

Come molti figli della nobiltà europea assetati di conoscenza, il diciottenne principe Federico Augusto II nel 1716 intraprese il suo Grand Tour che lo portò dalla Sassonia a Venezia, dove trascorse quasi un anno. Il grande seguito che accompagnò il giovane principe comprendeva grandi musicisti come il violinista Johann Georg Pisendel, l’oboista Johann Christian Richter e il compositore Jan Dismas Zelenka. A Venezia si sviluppò così un intenso scambio con “star” locali come Vivaldi, in un clima di amicizia e competizione. Al suo ritorno a Dresda, Augusto portò con sé, oltre a Lotti e Veracini, Heinichen, che aveva incontrato a Venezia e che divenne il suo maestro di cappella. La Zefiro Orchestra, diretta da uno dei suoi fondatori, Alfredo Bernardini. interpreta questo affascinante repertorio con mirabile e appassionata energia comunicativa, utilizzando, come di consueto, strumenti storicamente informati.

Nell’aprile 1716 il giovane principe elettore di Sassonia Federico Augusto II (1696-1763) arrivò a Venezia per una residenza che sarebbe durata sei mesi. All’epoca era costume mandare il futuro sovrano a passare un periodo in una importante città straniera per conoscere il mondo. In Germania lo chiamavano il Cavaliertour ed era qualcosa di simile al Grand Tour degli aristocratici inglesi. Nel caso di Federico Augusto II, il viaggio a Venezia era uno dei tanti che aveva fatto nei paesi dell’Europa cattolica, come Francia, Italia e Portogallo. Tali viaggi furono voluti dal padre Augusto I detto “il forte”, per proteggere suo figlio da un’ostinata persecuzione da parte degli altri reggenti germanici a causa della sua conversione al cattolicesimo, che gli avrebbe permesso di diventare Re di Polonia nel 1733 sotto il nome di Augusto III.

Il giovane nobile era notoriamente più interessato alle arti ed alla musica, piuttosto che alla politica ed alla diplomazia. Egli portò a suo seguito nella capitale della Serenissima Repubblica alcuni tra i più importanti musicisti della sua orchestra di corte, tra cui il primo violinista Georg Pisendel, l’oboista Johann Christian Richter ed il contrabbassista Jan Dismas Zelenka. Da questo viaggio scaturì un importante contatto tra i musicisti di Dresda e quelli veneziani o di passaggio da Venezia, segnato da amicizie e rivalità, che certamente diede origine ad interessanti scambi culturali ed influenze stilistiche.

Pisendel strinse amicizia con Antonio Vivaldi, di cui copiò molti concerti e sonate. Zelenka prese lezioni dal carismatico Antonio Lotti. Richter, uno tra i più grandi virtuosi di oboe del suo tempo fu l’ispirazione per alcune tra le partiture più difficili per il suo strumento scritte da Antonio Vivaldi, oltre a quelle di Zelenka, Fasch, Heinichen ed altri.

Inoltre, alcuni compositori italiani si adattarono al gusto del sovrano sassone, scrivendo delle ouvertures e danze allo stile francese, che evidentemente erano a lui molto gradite. È il caso del fiorentino Francesco Maria Veracini, che di passaggio da Venezia proprio in quei mesi della residenza di Federico Augusto, scrive sei ouvertures per orchestra, ancor oggi conservate presso la Biblioteca Marciana di Venezia. Forse a conseguenza di quest’opera, Veracini fu invitato più tardi a Dresda, dove soggiornò dal 1720 al 1722. La sua permanenza nella capitale sassone fu segnata da un’acerrima rivalità con Pisendel e da una forte depressione che lo spinse a gettarsi dalla finestra. Sopravvissuto all’incidente, si ruppe una gamba e rimase zoppo per il resto della sua vita.

Con la sua ouverture numero sei in sol minore, Francesco Maria Veracini in verità si discosta dal modello francese più che nelle altre cinque della serie. L’orchestrazione segue in teoria il modello francese essendo in cinque parti di archi, ma le due parti di viola sono quasi sempre sono all’unisono. Il primo movimento non ha la tipica forma dell’ouverture alla francese bi- o tri-partita che alterna un

movimento lento con ritmo puntato, un fugato rapido ed un altro movimento lento, ma sembra piuttosto un tipico allegro di un concerto per due oboi solisti, con la sua inquieta introduzione orchestrale degli archi di 34 battute che precede la prima apparizione dei solisti. Segue un largo cantabile, dove le sezioni di archi e di fiati sono in dialogo per poi terminare insieme. Il brillante terzo movimento è un susseguirsi di vertiginose progressioni, con gli oboi solisti come nel primo. Dopo tre movimenti così intensi può sorprendere la conclusione con un minuetto a due voci molto semplice. Tuttavia, si conoscono molti minuetti conclusivi simili tra le ouvertures tedesche in particolare – Telemann, Fasch ed altri – che hanno probabilmente la funzione di calmare gli animi dopo l’intensità dei movimenti precedenti. Sembra il caso proprio di questa ouverture di Veracini.

Se l’ouverture numero sei di Veracini riflette la personalità focosa ed eccentrica del compositore, il concerto per violino in re maggiore di Georg Pisendel a sua volta ci rivela un autore equilibrato e molto attento ai minimi particolari. Ascoltando i due brani uno dopo l’altro, non ci si stupisce che i due musicisti non fossero amici. Pisendel era un musicista diligente ed operoso, che passava molto tempo a copiare musica di altri autori, per assimilarne le tecniche e lo stile. Nel suo concerto in re maggiore, Pisendel scrive una parte di spiccato virtuosismo per il violino solista ed inserisce nell’organico orchestrale due oboi un fagotto con brevi momenti in cui questi si separano dagli archi. Il tema del primo movimento allegro, quasi una fanfara, viene interrotto da un largo dove appare per la prima volta il violino solista, per poi ritornare all’allegro con lo stesso solista che ricama il tema iniziale con passaggi di bravura. Il secondo movimento è un lamento in si minore che con la sua varietà di ritmi ed ornamenti ammicca allo stile galante che si stava affermando dal secondo quarto del Settecento. Conclude il concerto un allegro in tre ottavi con nuove acrobazie del violino solista.

A differenza dell’ouverture di Veracini, la breve Sinfonia dell’opera Ascanio di Antonio Lotti, scritta a Dresda nel 1718, è in squisito stile francese, con la sua ouverture bipartita con brevi soli del trio di ance, il suo secondo movimento in forma di sarabanda e l’ultimo in forma di passepied. Lotti era il più autorevole invitato alla corte di Dresda, essendo egli il primo organista della cappella di San Marco di Venezia e un carismatico maestro compositore di opere e musica sacra. Rimase a Dresda dal 1717 al 1719, adattando il suo gusto a quello del principe e scrivendo lì quattro opere, tra cui il Teofane che fu rappresentato alle celebrazioni del matrimonio tra Federico Augusto II e Maria Giuseppa d’Austria, figlia dell’imperatore Giuseppe I. Tutto ciò innalzò ancor più la reputazione del maestro veneziano, che nel 1736 fu nominato maestro di cappella a San Marco.

Antonio Vivaldi è il compositore più famoso oggi tra quelli inclusi in questo album. Già negli anni della visita di Federico Augusto II a Venezia, i suoi concerti avevano iniziato a diffondersi per tutta l’Europa ed a servire da modello per molti compositori d’oltralpe. Certamente i suoi concerti per uno strumento solista servirono da modello per un genere che diventò molto popolare per tutta la storia della musica a venire. Le sue Quattro Stagioni rimangono oggi un insuperato evergreen del repertorio classico. Tra i concerti per strumento solista, ben venti sono dedicati all’oboe, strumento di recente invenzione e molto amato dal compositore veneziano. Il Concerto RV455 è conservato nella Biblioteca Nazionale di Torino assieme a molti altri concerti per oboe e, su di un angolo del manoscritto, porta l’indicazione “per Sassonia” a testimoniare i costanti scambi artistici oltre che commerciali con la corte di Dresda.

Quando Federico Augusto II arrivò a Venezia, il compositore sassone Johann David Heinichen era lì già da almeno cinque anni e vi aveva rappresentato diverse sue opere riscuotendo grande successo e ottenendo la stima dei colleghi locali. Il nobile certamente rimase ben impressionato dal suo operato, tanto da portarselo con sé a Dresda al suo ritorno e nominarlo maestro di cappella della sua grandiosa corte. Heinichen scrisse molti concerti, non solo per uno, ma anche per più strumenti solisti, seguendo un modello che era caro a Vivaldi che avrebbe ispirato anche Johann Sebastian Bach per i suoi concerti brandeburghesi. Tra questi è il singolare concerto in mi minore per due oboi, archi e b.c., una musica di stesura semplice, ma di grande effetto, in cui un movimento lento espressivo separa i due tumultuosi movimenti rapidi.

Jan Dismas Zelenka, nato in Boemia, si formò dapprima a Praga, poi a Vienna dove prese lezioni dal maestro di cappella, il grande Johann Joseph Fux. Prima di dedicarsi quasi esclusivamente alla musica religiosa – nel 1733 ebbe il titolo di compositore di chiesa della corte di Dresda, dedicò un breve periodo a scrivere musica strumentale, tra cui le sue celebri sonate per due oboi, fagotto e basso continuo (vedi CD ARCANA A 394 con l’Ensemble Zefiro) e diverse ouvertures, sinfonie, concerti e capricci per orchestra, con caratteristiche estreme, sia per il grande virtuosismo delle parti individuali, sia per le soluzioni armoniche, melodiche e contrappuntistiche uniche. La sua Ouverture in fa maggiore, scritta a Praga nel 1723, è un esempio del popolare gemischter Styl che i tedeschi ritenevano superiore ai due stili individuali da cui derivava, quelli italiano e francese: pur essendo impiantata sullo stile francese di cui abbiamo già scritto sopra, la suite include tra i suoi movimenti ad un minuetto e trio, un’aria, una siciliana ed una Folìa. Quest’ultima non ha niente a che fare con il popolare ground dei secoli XVII° e XVIII° che porta quel nome, ma in verità si riferisce davvero alla pazzia e rappresenta in modo esemplare la personalità dell’autore.

Il programma del concerto

Francesco Maria Veracini (1690-1768)
Ouverture n.6 in sol minore per 2 oboi, fagotto, archi e basso continuo
allegro – largo – allegro – menuet

Georg Pisendel (1687-1755)
Concerto in re maggiore JunP I.7, per violino solista, 2 oboi, fagotto, archi e b.c.
Violino solista: Elisa Citterio
vivace, largo, vivace – andante – allegro 

Antonio Lotti (1667-1740)
Sinfonia dall’’opera Ascanio (1718) in sol minore, per 2 oboi, fagotto, archi e b.c.
<ouverture> – <sarabande> – <passepied>

Antonio Vivaldi (1678-1741)
Concerto in fa maggiore, RV 455 per oboe, archi e b.c.
Oboe solista: Paolo Grazzi
allegro – grave – allegro

Johann David Heinichen (1683-1729)
Concerto in mi minore, Seibel 222, per 2 oboi, archi e b.c.
vivace – adagio – allegro

Jan Dismas Zelenka (1679 – 1745)
Ouverture-Suite in fa maggiore, ZWV 188 per due oboi, fagotto, archi e b.c.
Ouverture – aria – menuetto I & II – aria (siciliana) – folie

I musicisti

 Alfredo Bernardini oboe e direzione

Alfredo Bernardini, Paolo Grazzi oboi
Alberto Grazzi fagotto
Elisa CitterioClaudia CombsAyako Matsunaga violini primi
Rossella CroceIsotta Grazzi, Matilde Tosetti violini secondi
Teresa Ceccato viole
Catherine Jones violoncelli
Paolo Zuccheri violone
Anna Fontana clavicembalo
Giovanni Bellini tiorba

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