Ettore Pagano, J.S. Bach Le suite per Violoncello solo

Ettore Pagano, "J.S. Bach Le suite per Violoncello solo"
11 marzo 2023, h 20:00 - Spazio San Pietro in Monastero

L’esecuzione integrale delle Sei Suites per violoncello solo di Johann Sebastian Bach è oggigiorno consuetudine della vita concertistica e costituisce un’esperienza di significato e valore eccezionali, non soltanto per il violoncellista che è chiamato a compierla, ben sapendo i rischi e le gratificazioni che l’impresa comporta, ma anche per l’ascoltatore che ha la fortuna di beneficiarne. Ogni volta che le si ascolta, si resta sbalorditi di fronte all’ardire, a tratti quasi irreale, a cui viene piegata la mole massiccia del violoncello, la sua ombrosa voluminosità, ma ancor più a colpire sono la profondità, la severità e l’austerità intellettuale unite alla cordialità e all’effusione del sentire, scaturendo dalla medesima tensione verso i confini del possibile strumentale. Ettore Pagano, giovane violoncellista nato a Roma nel 2003, che ad oggi è già uno dei musicisti più premiati e richiesti a livello mondiale, guiderà gli spettatori all’ascolto di una tra le più note e virtuosistiche opere mai scritte per violoncello.

L’esecuzione integrale delle sei Suites per violoncello solo di Johann Sebastian Bach (Eisenach 1685 – Lipsia 1750) non è più una rarità nelle consuetudini della vita concertistica, ma costituisce sempre un’esperienza di significato e valore eccezionali. E non soltanto per il violoncellista che è chiamato a compierla, ben sapendo i rischi e le gratificazioni che l’impresa comporta, ma anche per l’ascoltatore che ha la fortuna di beneficiarne. Si mescolano ogni volta, all’ascolto, stupore, ammirazione, smarrimento, perfino sgomento: per come sia possibile concentrare in un solo strumento, per di più prima di Bach estraneo al solismo, tale qualità e varietà di tecnica e di invenzione, di gioco e di spirito, di razionalità e di poesia. Ogni volta che le si ascolta, si resta sbalorditi di fronte all’ardire, a tratti quasi irreale, a cui viene piegata la mole massiccia del violoncello, la sua ombrosa voluminosità. Ma ancor più a colpire sono la profondità, la severità e l’austerità intellettuale unite alla cordialità e all’effusione del sentire, scaturendo dalla medesima tensione verso i confini del possibile strumentale.

Della raccolta non ci è pervenuto l’autografo bensì una copia (un tempo ritenuta erroneamente autografa) della moglie di Bach, Anna Magdalena. La prima pubblicazione avvenne solo settantacinque anni dopo la morte dell’autore (Vienna 1825), con il titolo Six Sonates ou Etudes pour le Violoncello solo, ma ben più tarda fu la loro acquisizione nelle sale da concerto. Non occorre ribadire che tale destinazione non contraddice affatto la natura della silloge, se intesa nel senso più autenticamente bachiano di opera pedagogica e formativa al tempo stesso di tecnica strumentale e di suprema spiritualità.

Per quanto non sia possibile parlare di un’organizzazione del ciclo secondo corrispondenze simmetriche, ciò che accomuna le sei Suites è l’aggiunta ai quattro tempi fondamentali di rito (Allemanda, Corrente, Sarabanda e Giga) di un esteso e caratterizzante (e dunque ogni volta diverso nello stile) Preludio all’inizio e di una coppia di danze (rispettivamente, in quest’ordine, Minuetto I e II nella prima e seconda Suite, Bourrée I e II nella terza e quarta, Gavotta I e II nella quinta e sesta: sempre con da capo, ossia con ripetizione della prima) tra la Sarabanda e la Giga, Ne risulta una costruzione in due grandi sezioni, tra loro speculari, di tre pezzi ciascuna, con al centro la Sarabanda: Preludio – Allemanda – Corrente/ Sarabanda/Danza I – Danza II – Giga.

La Sarabanda, in tempo lento e intesa invariabilmente come momento di massima concentrazione espressiva, finisce così per assumere la funzione di pilastro portante della duplice arcata dell’intera struttura unitariamente concepita: da un lato punto di scarico delle tensioni accumulate dai primi tre brani, dall’altro impulso capace di rilanciare, dopo una pausa di meditazione, la dinamica degli ultimi tre movimenti.

Il carattere più patetico della seconda Suite è affermato fin dal lungo Preludio, dove il discorso si frammenta in brevi incisi, spesso coronati, dopo un moto ascendente, da cesure e sospensioni sulla nota più alta: una lunga sospensione prepara la parte conclusiva, che sfocia in una cadenza ampia e solenne. Ugualmente venata di drammaticità è l’Allemande, caratterizzata dal ricorso a corde triple e quadruple e da una inquieta articolazione ritmica; viceversa, la Courante, pur non alterando la fisionomia espressiva dell’opera, si svolge secondo un’andatura scorrevole, in una più tranquilla scansione metrica. Nella Sarabanda si affacciano più dichiarate ambizioni polifoniche, a sottolineare la straordinaria concentrazione espressiva realizzata dalle tormentate articolazioni ritmiche e melodiche. Nella coppia dei Minuetti, tocca stavolta al secondo – l’unico brano in maggiore di tutta la Suite – rappresentare il momento della distensione, nel quadro complessivo di un’opera dalle tinte oscure e dolorose: un carattere cui la rapida Giga finale riesce in parte a sottrarsi, grazie anche a una certa bizzarria accennata da alcune proposte ritmiche.

La terza Suite si apre con un grandioso Preludio dall’inarrestabile slancio improvvisativo che sembra svolgersi in un ideale crescendo d’intensità fino alla poderosa sospensione cadenzante poco prima della conclusione: una pagina dall’evidente destinazione virtuosistica, vero trionfo di una solare inventiva fantastica. Un clima non meno gioioso nella Allemande, percorsa da variabilissime formule ritmiche, e nel bizzarro fluire di scale e arpeggi di memoria clavicembalistica della Courante. Il tono della Sarabanda è, coerentemente, più solenne che grave, pur serbando quell’ispessirsi della ricerca armonica che è tipico delle ricognizioni bachiane di questa forma di danza. La duplice Bourrée che qui subentra ai Minuetti delle prime due suites presenta il consueto contrasto fra la prima, in maggiore corrie il resto della Suite, e scandita in movenze un po’ pompose da frequenti formule accordali, e il carattere più lineare e dimesso della seconda, in minore. Inevitabilmente, la conclusione della Suite avviene nel tripudio di una Giga luminosa, avviata con scattante leggerezza e condotta con inesauribile fantasia nella lieta risonanza delle frequenti note ribattute a mo’ di pedale sotto o sopra alla voce principale.

La sesta Suite era stata destinata da Bach alla viola pomposa, uno strumento a cinque corde accordato come il violoncello con l’aggiunta di un «mi» acuto. Il Preludio scorre su un ritmo di Giga, alternando con tipica contrapposizione barocca il piano al forte (secondo precise indicazioni apposte da Bach, caso abbastanza raro all’epoca): il clima vivace e lieto di questo ampio brano si ripropone nell’articolatissimo impianto ritmico della Allemande, estremamente ricca di ornamentazioni e abbellimenti, e nel gioioso dinamismo della Courante. Calma e solenne nella sua scrittura accordale, la Sarabanda consegue una profonda intensità nell’espressione melodica e armonica. La coppia di Gavotte che segue è divenuta per suo conto popolarissima: di fatto si tratta di un pezzo di eccezionale felicità, nella grazia semplice delle sue movenze popolaresche. La Gigue è forse la più complessa di tutte e sei, e corona ottimamente con la sua ricca inventiva ritmica e con la festosa varietà delle proposte melodiche la monumentale serie delle Suites.

Ettore Pagano

Nato a Roma nel 2003, ha iniziato lo studio del violoncello a nove anni.

Allievo dell’Accademia Chigiana sotto la guida di Antonio Meneses e David Geringas, ha frequentato la Pavia Cello Academy con Enrico Dindo e l’Accademia W.Stauffer di Cremona. Ha terminato il corso di Laurea triennale al Conservatorio di S.Cecilia a Roma laureandosi con il massimo dei voti, lode e menzione. Dal 2013 ad oggi gli è stato assegnato il primo premio assoluto in oltre 40 concorsi nazionali e internazionali.

In particolare, nel 2017 ha ottenuto dalla New York International Artist Association una borsa di studio e un concerto premio alla prestigiosa Carnegie Hall; nel 2019 ha vinto il Primo premio al Concorso “Giovani musicisti” promosso dalla Filarmonica della Scala; nel corso del 2020 ha conseguito il Primo premio al Concorso “J.Brahms” di Portschach;  è stato il più giovane dei finalisti del Concorso “Janigro” di Zagabria; ha vinto il “A.Kull Cello Competition” di Graz.

Il più recente riconoscimento internazionale che arricchisce il suo già cospicuo palmares di vittorie è il primo premio al prestigioso Khachaturian Cello Competition svoltosi nel giugno 2022 a Yerevan.

È stato già invitato a suonare in recital su importanti ribalte internazionali a Parigi, in Germania (Berlino, Amburgo, Halle, Kiel), Austria, Stati Uniti d’America; e come solista con la Croatian Radiotelevision Symphony Orchestra, la Graz Philharmonic, la lituana Klaipeda Chamber Orchestra, la Young Musicians European Orchestra, l’Armenian State Symphony Orchestra.

Nel corso del 2022-23 sono in calendario inviti in primarie società concertistiche italiane ed istituzioni orchestrali con impegni confermati – tra gli altri – a Torino, Milano, Genova, Verona, Venezia, Trieste, Bologna, Ancona, Roma, Napoli, Palermo, Cagliari, ecc.

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