Concerto Italiano e Rinaldo Alessandrini, clavicembalo- “Variations on Variations”

Venerdì, 27 Marzo 2026

Ore 20:30

Un viaggio tra le Variazioni di Bach, rilette per ensemble d’archi. Un gioco di trascrizioni che esalta la scrittura bachiana, tra rigore, invenzione e raffinato divertissement.

Teatro Ristori

1.30 circa

Indicato per chiunque

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Programma

Il programma di questo concerto è composto da forme che adottano la variazione come sistema generatore della musica.
Le nostre variazioni cambiano l’immagine e il suono di queste composizioni, originalmente concepite per cembalo, cembalo a pedali e organo. La scrittura originale permette l’adattamento a soluzioni strumentali assai diverse: violino e basso continuo, nel caso dell’Aria variata alla maniera italiana BWV 989; scrittura a quattro parti adattata per le quattro parti di un gruppo d’archi, per la Passacaglia BWV, 582 la Canzona BWV 588 e gran parte delle Goldberg-Variationen BWV 988. Soluzioni cameristiche di diverso peso sono state adottate invece per i canoni delle Goldberg ed altre variazioni.

Nessuna pretesa di ortodossia in quello che ascolterete. Piuttosto un divertissement, un sottile piacere intellettuale, vissuto durante un anno di gestazione e realizzazione del progetto. In realtà non sono il primo ad arrivare all’idea di arrangiare le Goldberg-Variationen per un insieme di archi: Dimitri Sitkovetsky ne ha realizzata anni fa una versione per trio d’archi e Bernard Labadie, ancora prima, una per orchestra d’archi. Aver preso le Goldberg ed altre composizioni a soggetto per una trascrizione per un grande organico sembrerebbe una forzatura. In effetti la scrittura delle Goldberg è alquanto disomogenea (le altre opere in programma presentano una scrittura più regolare) ed a volte, clavicembalisticamente parlando, estremamente idiomatica. La seria di canoni è (quasi) invariabilmente a 3 parti. Alcune variazioni sono a quattro parti, altre a due parti. Altre invece si sviluppano su una polifonia numericamente irregolare. Non potendo rintracciare quindi un ‘perché’ specifico che quindi giustifichi l’operazione, l’unico argomento rimane quello della sfida intellettuale e tecnica. Il resto del programma ha presentato minori complessità di elaborazione.

La Passacaglia è stata trasposta un tono sopra, nella ben più risonante tonalità per gli archi di re minore; analogamente l’Aria BWV 989, trasposta un tono sotto. La Passacaglia, (quasi) costantemente concepita a quattro parti si adatta magnificamente alla scrittura orchestrale che sottolinea il carattere di danza che in fin dei conti una Passacaglia dovrebbe avere. La Canzona è stata trascritta letteralmente. L’Aria torna a un presunto modello italiano di origine, violino e basso continuo. Ma non si creda che imprese del genere siano degli ‘affronti’ moderni e ingiustificati. Illustri esempi invece ne abbiamo, numerosi: a partire dalle fughe selezionate dal Clavicembalo ben temperato e trascritte da Mozart per quartetto d’archi (KV 404a e KV 405). La lista arriva ai giorni nostri con le monumentali trascrizioni di Elgar, Stokowski, Schönberg, Webern, solo per citarne alcuni. Il primo della lista ad essersi cimentato con simili imprese, poi, è Bach stesso, che mise mano a numerose sue composizioni (la Messa in si minore ad esempio, sede di numerosissine rielaborazioni di opere precedenti; numerosi movimenti tratti dai Concerti Brandeburghesi e variamente rielaborati in alcune cantate; la versione tedesca del Salmo 51 messo in musica adattando la partitura dello Stabat Mater di Pergolesi), variandone gli organici fino ad arrivare a spettacolari trascrizioni sulle quali regna quella del Preludio e Fuga in la minore per cembalo BWV 894, trasformato nel cosiddetto Triplo Concerto per flauto, violino, cembalo e archi BWV 1044.

La mia idea di partenza è stata quella di realizzare una versione che presentasse comunque aspetti strutturali ortodossi e coerenti con una idea storica di scrittura strumentale. Quindi i canoni ed alcune variazioni sono stati realizzati come movimenti di musica da camera per due strumenti e basso continuo (variazioni 3, 6, 9, 12, 15, 18, 21, 24), oppure per due strumenti senza basso (variazioni 11, 17 e 27). La sfida è stata quella di realizzare il resto delle variazioni attraverso una scrittura omogenea e completa a tre o quattro parti, concepita per un gruppo d’archi e basso continuo. È stato quindi necessario completare la scrittura irregolare di molte variazioni, aggiungendo linee o esplicitando la polifonia stenografata nella scrittura clavicembalistica. La variazione 1 è stata completata a quattro parti reali, così come la 5, la 8, la 14, la 20, la 23, la 28 e la 29. Alla variazione 7 è stata aggiunta una voce intermedia che permettesse di giustificare l’uso della voce grave in funzione di bassetto. L’ouverture alla francese nella variazione 16 è stata completata a 4 parti reali, così come la fuga per lo più a 3 parti è stata completata a 4 parti reali. In particolar modo la variazione 20 è quella che ha richiesto un adeguamento della scrittura, almeno in parte, alle possibilità di una esecuzione d’assieme con un gruppo di archi. Un’operazione che ha confinato obbligatoriamente con l’arbitrario, nei casi in cui è stato necessario completare la trama contrappuntistica per realizzare quattro parti complete e indipendenti. Molto spesso la scrittura di Bach ha indotto una quantità non trascurabile di procedimenti canonici (evidentissimi nella variazione 8), insiti nella scrittura e rimasti incompiuti per la ovvia impossibilità fisica delle mani a realizzare una tale complessità. Le formule, soprattutto le più brillanti, risultano spesso essere al limite d’esecuzioni per uno strumento ad arco (variazioni 14, 20 e 26). Ne consegue la possibilità di riascoltare la polifonia delle Variazioni Goldberg (così come il resto del programma), aiutati dalla ricchezza timbrica di un gruppo di archi, ricchezza che isola le singole linee e al tempo stesso ricrea l’unità contrappuntistica, evidenziandone ancora di più la straordinaria ricchezza ed inventiva.

Locandina

Concerto Italiano Ensemble su strumenti storicamente informati
Rinaldo Alessandrini Clavicembalo e direzione

Concerto Italiano Ensemble

Il percorso di Concerto Italiano, dalla sua creazione nel 1984, si interseca con quello della rinascita della musica antica in Italia. Sulla scia di Monteverdi, Bach e Vivaldi – tre numi tutelari di cui Concerto Italiano è ambasciatore nel mondo – l’ensemble ha rinnovato l’approccio e l’interpretazione di questo storico repertorio, facendo luce sulle sue caratteristiche

estetiche e retoriche. Avendo avviato molti progetti musicali su larga scala e creato una grande discografia negli ultimi tre decenni, Concerto Italiano è diventato un frequentatore abituale di sale da concerto, teatri e festival famosi a livello internazionale e ha prodotto versioni di riferimento del suo repertorio preferito, che hanno goduto di apprezzamento di pubblico e critica.

Dopo l’immersione pluriennale nella trilogia delle opere di Monteverdi messa in scena in collaborazione con Robert Wilson al Teatro alla Scala di Milano e l’Opéra de Paris, Concerto Italiano ha intrapreso numerosi tour di concerti importanti: il Vespro della Beata Vergine di Monteverdi in Australia e Nuova Zelanda, Il Caino di Alessandro Scarlatti in Europa e un programma di polifonia romana della fine del Seicento con il RIAS Kammerchor. Nel 2017 ha celebrato il 450°

anniversario della nascita di Monteverdi con L’Orfeo in tournée in Cina, i Vespri in Giappone, L’incoronazione di Poppea alla Carnegie Hall e numerosi concerti in Europa.

Concerto Italiano è stato insignito del Premio Abbiati 2002 per le sue attività e ha vinto anche cinque Gramophone Awards (nel 1994, 1998, 2002, 2004 e 2015), due Grand Prix du Distan, tre Deutsche Schallplattenpreise (tra cui L’Orfeo nel 2008), il premio Cini e cinque Midem Awards. La stampa musicale britannica ha dichiarato che le registrazioni delle Quattro Stagioni di Vivaldi e dei Concerti Brandeburghesi di Bach sono i migliori mai realizzati fino ad adesso.

Rinaldo Alessandrini

Clavicembalista, organista e pianista, Rinaldo Alessandrini è uno dei maggiori esponenti della musica antica sulla scena internazionale. La sua predilezione per il repertorio italiano e la sua costante attenzione per le caratteristiche espressive dello stile italiano dei secoli XVII e XVIII orientano il suo approccio e le sue scelte, sia alla guida di Concerto Italiano, di cui è fondatore e direttore, che come solista o direttore ospite.

Tra le produzioni più rimarchevoli che ha diretto vi sono Teodora di Händel, La Vergine dei dolori di Alessandro Scarlatti, molte opere di Vivaldi, tra cui La Senna festeggiante, le Quattro Stagioni, Olimpiade e Armida, la monumentale ricostruzione dei Vespri Solenni per la festa dell’Assunzione della Vergine, il Vespro di Monteverdi e i Concerti Brandeburghesi di Bach. Va sottolineata la sua forte inclinazione per le opere di Monteverdi, Mozart e Händel, che dirige frequentemente e appassionatamente.

È regolarmente invitato da orchestre di riferimento in Europa e negli Stati Uniti, ma anche a Melbourne e San Paulo; ha diretto alla Scala di Milano, alla Queen Elizabeth Hall, la Monnaie di Bruxelles, il teatro di Liegi e l’Opera nazionale gallese. Nel 2017, anno monteverdiano, ha guidato Concerto Italiano in tournée in Australia, Cina e Giappone, e concerti in Europa e negli Stati Uniti.

Rinaldo Alessandrini è stato direttore residente del RIAS Kammerchor di Berlino per la stagione 2015-2016, è stato nominato nel 2016 direttore musicale del Festival dell’opera barocca Purtimiro al Teatro Rossini di Lugo di Romagna.

La sua discografia, che da trent’anni riceve moltissimi premi, coincide con quella di Concerto Italiano per molti compositori italiani ma anche di scuola tedesca. Registra in esclusiva per Naïve. Nel 2002 ha ricevuto, con Concerto Italiano, il premio Abbiati per la sua attività. Nominato Chevalier dans l’Ordre des Arts et des Lettres nel 2003, è membro dell’Accademia Filarmonica Romana.

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