La morte e la fanciulla
Giovedì, 5 Marzo 2026
Ore 20:30
Uno musicale: il quartetto in re minore La morte e la fanciulla.
Uno fisico: l'essere umano nell'eccellenza delle sue dinamiche.
Uno spirituale-filosofico: il mistero della fine e il suo continuo sguardo su di noi.
Come già Matthias Claudius nel testo del Lied e Franz Schubert nel quartetto d'archi, abbiamo seguito il tema della morte accompagnata a giovani figure femminili; nello spettacolo questi due aspetti sono così distinti: piano coreografico (la fanciulla) e piano video (la morte)
Teatro Ristori
55 minuti
Indicato per chiunque
Posti a sedere
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Info evento
La coreografia
La danza e la musica di Schubert appartengono al mondo della “Fanciulla”. Sul palcoscenico orizzontale la coreografia segue rigorosamente, fino all’evidenza e all’eccesso, gli impulsi musicali: ottocenteschi e romantici. In questa direzione troviamo i corpi nella loro essenza: privi finanche di quell’ultima copertura possibile, fisica ed emotiva. Nudi, come al cospetto della morte.
Il video
I video sono l’immagine di come “la Morte” ci potrebbe vedere. Sul palcoscenico verticale (lo schermo), l’occhio della videocamera riflette la visione invadente e sempre presente dell’antagonista delle fanciulle. Il suono è quello silente del velato e inquietante respiro della morte, sospesa tra i quattro movimenti del quartetto d’archi.
Locandina
Michele Abbondanza e Antonella Bertoni Regia e coreografia
con Eleonora Chiocchini, Valentina Dal Mas, Claudia Rossi Valli
Musiche F. Schubert: La morte e la fanciulla
Titolo originale Der Tod und das Mädchen
Quartetto I Virtuosi Italiani – Musica dal vivo
Andrea Gentili Ideazione luci
Claudio Modugno Luci
Jump Cut Video
Dalia Macii Organizzazione, strategia e sviluppo
Francesca Leonelli Amministrazione e produzione esecutiva
Erika Parise Comunicazione
Marilù Ursi Ufficio stampa
Compagnia Abbondanza/Bertoni Produzione
con il sostegno di MiC – Ministero della Cultura, Provincia Autonoma di Trento, Servizio Attività Culturali Comune di Rovereto – Assessorato alla Cultura, Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto
si ringraziano Danio Manfredini, Tommaso Monza, Luca Fronza
Vincitore Premio Danza&Danza 2017 come miglior produzione italiana dell’anno
Finalista Premio Ubu 2017
Presenza di nudo integrale in scena
Compagnia Abbondanza/Bertoni
Dal 1989, anno della prima serata a loro firma, Michele Abbondanza e Antonella Bertoni hanno tracciato un cammino che oggi li identifica indiscutibilmente come i maestri del teatro danza italiano. Con la Compagnia Abbondanza/Bertoni hanno esplorato le più diverse poetiche pur rimanendo sempre fedeli a un loro personalissimo e riconoscibile vocabolario coreografico e umano.
Stanziali dal 2005 al Teatro alla Cartiera di Rovereto, ma sempre erranti nell’animo, Michele e Antonella muovono la loro danza dall’urgenza di dare forma a una visione che, attingendo a diverse esperienze, da quella con Alwin Nikolais agli studi con Dominique Dupuy, passando per il lavoro con Carolyn Carlson e per la pratica dello zen, contrappone immagini, corpi e suoni che vibrano attorno a un concetto, a un’idea.
È da questi moti dell’animo che nascono di volta in volta i più svariati progetti. Quelli per e con i bambini ad esempio, da quel Romanzo d’Infanzia del 1997 che oggi conta oltre 700 repliche e quattro versioni, sino alla nascita della Piccola Compagnia Abbondanza/Bertoni con tre produzioni all’attivo. Dalle partecipazioni e creazioni per TV, cinema, Opera, Enti Lirici, alla pedagogia per adulti e bambini di Scuola d’Azione e dei numerosi seminari che Michele e Antonella tengono da anni in tutta Italia, sino alla cura per il germinare di nuovi autori cresciuti in seno alla compagnia e ora sostenuti nel loro percorso artistico individuale come Tommaso Monza e Valentina Dal Mas.
Senza dimenticare la creazione in forma di trilogia, in cui la compagnia sembra trovare il proprio equilibrio. Ho male all’altro, progetto quinquennale (2000-2005) sul tema del sacrificio per amore, si ispira liberamente alla tragedia greca mettendo in scena personaggi rarefatti che assurgono ad archetipi.
Il progetto Biologico sulla fragilità dell’umano coinvolge invece persone ‘speciali’ per età o condizione: il “borderline” in Le fumatrici di pecore (2010), con Antonella Bertoni e la danzatrice-attrice diversamente abile Patrizia Birolo, il “bambino” ne Il Ballo del Qua (2012), spettacolo per adulti interpretato da giovanissimi performer dai 7 ai 10 anni, l’“anziano” in Scena Madre (2012), in cui Antonella danza con la madre Paola.
Nella recente Poiesis (2017-2019) è invece la musica a dettare la direzione, quella di Franz Schubert nel trio al femminile La morte e la fanciulla, Charles Mingus nel virile Erectus e Arnold Schönberg nell’ultimo capitolo Pelléas e Mélisande.
Creano una trilogia ideale anche i progetti più intimi che denudano, non senza autoironia, cuore e animo della ‘coppia di ferro della danza italiana’: i soli Try di Antonella Bertoni (2006) e I Dream di Michele Abbondanza (2015) e il duo d’assoli Esecuzioni (2011) che li vede in scena insieme, soli, vent’anni esatti dopo il duo degli esordi Terramara.
Del 2020 invece i lavori con le maschere: il progetto speciale Clown Time, nel quale la compagnia si misura con il teatro musicale e Hyenas – Forme di minotauri contemporanei, nei quali l’alienazione dell’essere umano contemporaneo viene resa grazie all’utilizzo di maschere iperrealiste che trasformano i performer in creature a metà strada da essere umano e animale.
Nel 2021 nasce Doppelgänger, un progetto che vede in scena Filippo Porro, danzatore e Francesco Mastrocinque, attore con disabilità. Il lavoro dà forma all’incontro tra i due interpreti e racconta il doppio, la dualità, in un processo di relazione quasi esclusivamente somatico. Doppelgänger, è nato dalla collaborazione tra la Compagnia e Nerval Teatro, due nuclei artistici che si sono incontrati nel solco tra arte e diversità. Lo spettacolo è riconosciuto con il Premio Ubu come “Miglior spettacolo di danza 2021”.
Sempre del 2021 il progetto Siamo positivi da cui è nato il film cortometraggio Fiori nel vuoto, creato dalla Compagnia con Jump Cut. Il progetto pone l’attenzione sulla condizione di profondo stato di sofferenza delle arti dal vivo nei due anni critici che il mondo ha affrontato.
Dello stesso anno anche il ritorno alla scena di Antonella Bertoni, con il solo C’è vita su Venere, da lei firmato con Michele Abbondanza.
Del 2022, Idem – Io contengo moltitudini, primo spettacolo della trilogia sull’indagine dell’identità, seguito poi nel 2023 con lo spettacolo Femina, che ha ricevuto la candidatura al Premio Ubu nella categoria “Migliore spettacolo di danza 2023”. Chiude la trilogia Viro, produzione dell’anno 2024.
La Compagnia nel 2024 riceve il premio IVO CHIESA – ARTISTI DI DANZA. La premiazione si è tenuta al Teatro Nazionale di Genova che ha istituito il premio nel 2020 su impulso del direttore Davide Livermore, per ricordare e celebrare il contributo di Ivo Chiesa al teatro e alla cultura italiana, guidando lo stesso teatro per quasi mezzo secolo.
Non è una danza comoda, quella di Michele e Antonella, che cerchi il consenso incondizionato e il plauso del pubblico; è una danza che pone domande senza dare risposte, che smuove e fa vacillare senza offrire un sostegno, scalfendo in modo indelebile certezze e preconcetti per trasportare in un viaggio che avrà inevitabilmente esito incerto.
Eventi
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