Intervista ad Anna Maria Chiuri

Intervista ad Anna Maria Chiuri

Abbiamo avuto il grande piacere di fare due chiacchiere (ma forse anche più di due ..) con Anna Maria Chiuri, mezzo soprano che sarà in scena domani, Venerdì 23 Dicembre al nostro Ristori con la Mitteleuropa Orchestra diretta da Alessandro Vitiello.

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Molto disinvolta e simpatica ci ha coinvolto in un piacevolissimo botta e risposta di quasi un’ora. Ecco (più o meno) quello ci ha raccontato.
Cosa ci aspetta allo spettacolo di venerdì?

Il programma si svolge sui dei pezzi mezzosopranini. Si parte con un doppio Mozart, il Don Giovanni con Overture e il Mi tradì quell’alma ingrata, poi Rossini con la sinfonia La Gazza Ladra e Verdi, dal Don Carlo la Canzone del velo e da Il Trovatore la Condotta ell’era in ceppi,  si prosegue con Mascagni con la Cavalleria Rusticana e Voi lo sapete, o mamma, ancora Verdi con l’Overture del Nabucco e si chiude con Donizetti, da La Favorite con O mon Fernand.

Si inframezzano pezzi sinfonici e vocali. Tutte da opere Italiane.

E Mozart?

Mozart chiaramente non è italiano, ma prendendo dal Don Giovanni abbiamo attinto dalla trilogia di Da Ponte. È quindi considerata opera italiana.

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Il filo conduttore?

È un vero e proprio viaggio nelle Overture dell’opera italiana: si parte dal ‘700 per arrivare a Mascagni che già è artista del ‘900. Altro grande filo conduttore è la vocalità mezzosopranile, la più rara e difficile non essendo proprio la classica vocalità femminile amorosa e leggiadra, ma bensì più scura e sincera, spesso abbinata a personaggi cattivi, ambigui, dannati o che dannano.

Interessante questo aspetto del mezzo soprano…

Il mezzo soprano è così come ti dicevo: un ruolo nato drammaturgicamente, non vocalmente. Con lo svolgersi del dramma prima della nascita del mezzo soprano, il tipico schema con cui si sviluppavano le trame poteva essere il Tenore che si innamorava del soprano, il baritono che cercava di sottrarre al tenore il soprano, con un basso cattivo che, ad esempio, poteva essere il padre geloso del soprano che non vuole cederla in moglie. Con lo sviluppo della drammaturgia, più avanti, si sono creati degli intrecci più particolari: come (riprendendo l’esempio di sopra) il soprano è innamorato del tenore il quale è promesso ad un’altra donna, il mezzo soprano, cattiva e irrequieta. Il compositore scriveva le melodie più dolci per il soprano e delle parti con  grandi profondità, da voce scura o sottile a urli che si traducono in grandi sbalzi di tono. Come ad esempio un salto di ottava [ci fa un salto di ottava live, che purtroppo non siamo in grado di trascrivere n.d.r.].

Donne infelici, ferite, tradite, disonorate, vendicative, malvagie e innamorate ma non corrisposte.

Tutte storie “leggere”…

[ride] Sì, sì, tutte storie leggere: delle vere tragedie che attraversano due secoli… Tradimenti, amori non corrisposti, amori impossibili… Ci sono sempre stati e li abbiamo ancora adesso, solamente in “colori” differenti. Questo rende attuale l’opera: il fatto che si basi su drammi in cui tutti, o almeno in molti, si possono riconoscere. Andare all’opera è come andare alla terapia di gruppo [ride – anche noi]!

Quindi l’opera alla fine non è così vecchia come molti pensano…

No tutt’altro, è molto attuale! Dovrebbe essere come un quadro in un museo: nessuno si lamenta perché è vecchio, semplicemente lo si contempla per la sua bellezza.

Un buon esempio di questo può essere la celebre Traviata di Josef Svoboda (scenografo) in cui la scenografia è fatta con un enorme specchio, il quale, posto in fondo al palco, gradualmente si alzava inclinandosi riflettendo prima la scena e poi il pubblico che si ritrovava letteralmente sul palco. Semplice, geniale e nuova.

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Hai visto la produzione che è stata fatta qui al Ristori dell’opera di Salieri “La Scuola De’ Gelosi”?

No, purtroppo ero via per lavoro, come spesso capita..Bella?

Sì, aveva un tocco fresco.. È piaciuta molto, diversa dal solito.

Sono queste le cose che possono avvicinare le persone ai teatri. Ho visto come sta lavorando Alberto [Martini, direttore artistico del Teatro ristori]: se proponi tra cose classiche qualcosa di innovativo la gente per la curiosità viene per una cosa e poi si vede anche l’altra. Questo è un vero servizio culturale.

Parlando di tutt’altro, ascolti anche altri generi musicali come pop, folk, jazz…

Guarda, io musica lirica non la ascolto quasi mai [ride]! A parte gli scherzi ascolto di tutto. Ho una figlia di 17 anni e ascolto tutto quello che ascolta lei. E poi sì, anche molto jazz e folk… Ai concerti mi è capitato spesso di cominciare con Schubert e finire con Mina o la Vanoni. Ho un programma sulla canzone: la canzone nasce in tedesco con Schubert e arriva ai giorni nostri. È un percorso che faccio per far capire che i capolavori non muoiono nel secolo in cui sono stati composti. Possono vivere ancora e perché no, anche contaminati dai tempi a seguire. Sempre senza pregiudizio: non bisogna dimenticare il passato, ma nemmeno demonizzare il futuro.

Hai già cantato al Ristori?

No al Ristori mai … [ride] mi piace questa cosa, debutto… Significa che sono giovane!

 



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