BALLETTO NAZIONALE DELLA GEORGIA

BALLETTO NAZIONALE DELLA GEORGIA

[tab name=”Descrizione”]

 

coreografie di George Balanchine

Serenade

Tarantella

Caikovskij Pas de Deux

Concerto Barocco

 

Dal 2004 la grande étoile dell’American Ballet Theatre (e prima del Bolshoi), Nina Ananiashvili, guida la Compagnia georgiana. Con loro abbiamo l’ottima occasione di vedere tutta una serata dedicata a Balanchine, tra i più grandi coreografi del Novecento e forte innovatore del balletto classico: Serenade, capolavoro, del 1934; Tarantella, virtuosistico pas de deux del 1964, analogamente a Caikovskij Pas de Deux, del 1960; Concerto Barocco, del 1941.

 

Una Serenata è una danza al chiaro di luna
Serenade è stato il mio primo balletto negli Stati Uniti. Poco dopo il mio arrivo in America, Lincoln Kirstein, Edward M. M. Warburg ed io abbiamo inaugurato a New York la Scuola dell’American Ballet. All’interno del programma accademico, avevo inserito una classe serale di tecnica di palcoscenico, per dare agli studenti l’idea di come il danzare in palcoscenico fosse diverso dallo studiare. Serenade nasce da queste lezioni. “Molte persone pensano che il balletto celi una storia. Ma non è così. Ci sono semplicemente ballerini che danzano su un bellissimo brano musicale. L’unica storia è quella della musica, una serenata, una danza, se si preferisce, al chiaro di luna”. Perché la partitura di Čajkovskij, nonostante non fosse stata composta per il balletto, ha nei suoi quattro movimenti danzabili diverse qualità che sfociano in emozioni.
(Da 101 Stories of the Great Ballets di George Balanchine & Francis Mason)

BIGLIETTI da € 14 a 29
foto Serenade © Balletto Nazionale della Georgia

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[tab name=”La Compagnia”]

 

Dagli esordi al 2003.

 

La danza va in scena al teatro di Tibilisi per la prima volta nel 1852, quando la Compagnia del

Balletto di San Pietroburgo propone il secondo atto di: “Sylphida and Polka-Vengerka” di Talion.

Più tardi il palco del Teatro dell’Opera e del Balletto  ospita il debutto internazionale di Maria

Perrini, allieva del danzatore italiano Enrico Cecchetti. La ballerina presenta per la prima volta al

pubblico georgiano i famosi 32 fouette. Rimane al Teatro di Tibilisi dal 1897 al 1907, ed è grazie a

lei che nasce la Scuola del Balletto della Georgia, primo centro georgiano per lo studio della

danza classica.  Il suo metodo di insegnamento ed i suoi allievi, pongono le fondamenta per la

creazione del Balletto Nazionale della Georgia. La Perrini ritorna in Italia nel 1936, e lascia alla

direzione del balletto e della scuola Vakhtang Chabukiani  1941 -1973. L’apice della carriera,

Chabukiani lo raggiunge con il balletto Otello, di cui cura la coreografia, esibendosi inoltre nel

ruolo del protagonista. Sul palco di Tibilisi ad affiancarlo Vera Tsignadze. La coppia si esibisce per

anni, regalando indimenticabili interpretazioni di Giselle, Otello, Gorda. All’inizio degli anni

settanta il nuovo direttore artistico è Gogi Aleksidze, allievo di Feodor Lopoukhov. L’apporto di

Alekside si caratterizza soprattutto per l’introduzione nel repertorio di pezzi neo-classici e per la

creazione di numerosi  balletti ad atto unico.

Gli succede Mikhail Lavrovsky, ballerino e coreografo del Bolshoi di Mosca.  Sotto la sua

direzione si realizzano numerosi balletti da Romeo e Giulietta di Prokofiev a Porgy e Bess di

Gershwin.

 

DAL 2004 AD OGGI, LA DIREZIONE DI NINA ANANIASHVILI

 

Dal 2004 è Nina Ananiashvili a dirigere la Compagnia. In pochi anni, nonostante le numerose

difficoltà, superate grazie ad un durissimo lavoro quotidiano, vanno in scena più di trenta balletti. Il

suo merito è anche quello di introdurre diversi stili coreografici da affiancare a quello classico. Oggi

nel repertorio della Compagnia  ci sono dieci balletti di Balanchine, tra i quali Bugaku, in repertorio

solo dal New York City Ballet. Sono numerose le collaborazioni internazionali di cui si è avvalsa la

Compagnia sotto la guida di Ananiashvili. Tra le più importanti sono da ricordare quelle con il

Covent Garden, Mikhail Lavrovsky, Frank Andersen, Alexander Grant, Bart Cooke, Denis Bonner,

Margarette Barbierre, Trey McIntyre, Aleksey Fadeyechev, Yuri Possokhov, Ben Stevenson,

Christopher Carr, Grant Coyle, Nancy Euverink, Ken Ossola, Patrick Delcroix. La Compagnia si

avvale della collaborazione di prestigiosi maestri: Irina Kolpakova, Maerie Calegari, Eva Kloborg,

Emilio Martins, Tatiana Rastorgueva, Andrey Kudelin, Dimitri Korneev, Iulia Malkhasiants. Fanno

parte del cast  i primi ballerini: Marina Aleksidze, Irine Jandieri, Svetlana Gochiashvili, Liliana

Mitaishvili, Nukri Maghalashvili, Medea Maghalashvili, Maia Zurashvili. Altri illustri performer

degli ultimi anni sono: Andrey Uvarov, Sergei Filin, Igor Zelensky, Maria Aleksandrova, Nadejda

Grachova, Galina Stepanenko, e Sebastian Kloborg.

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[tab name=”George Balanchine”]

George Balanchine (S. Pietroburgo, 1904 – New York, 1983)
 
“Guardate la musica e ascoltate la danza”. In queste poche parole apparentemente paradossali George Balanchine, tra i più grandi coreografi del Novecento, condensa tutta la sua poetica. Lo conosciamo con questo nome grazie all’impresario Sergej Diagjlev che, capito l’eccezionale talentodel russo allora ventenne Georgji Balancivadze, lo arruola nei Ballets Russes imponendogli di “francesizzarsi” e gli affida le coreografi e dei balletti per l’Opéra di Monte Carlo. Da qui in poi l’ascesa della sua carriera come coreografo non si fermerà più. A stimolarlo è anche l’incontro con Igor Stravinskij, che dà vita a una collaborazione lunga e mossa da una sintonia creativa, fondata su un comune sentire “neoclassico”, rara nella storia del balletto e del teatro in generale. Da Chant du Rossignol e Apollon Musagète fino ad Agon, nel 1957, e poi arrivare agli anni ’70 con la Sinfonia in tre movimenti per il Ballet de l’Opéra di Parigi e il Concerto per Violino, per lo Stravinskij Festival. Non si può dire che la carriera di Balanchine come danzatore sia altrettanto fulgida, dato che subisce un duro colpo nel 1927, con un incidente al ginocchio. In fondo, non è stato un male. Parigi, Londra, Stati Uniti, Buenos Aires, ma anche la Scala di Milano, il cui Corpo di Ballo rinasce nel secondo dopoguerra grazie a lui. Con tappe nei teatri di tutto il mondo il “russo europeo” ci lascia ben quattrocentoventicinque coreografie. Per dirlo con la danza, potremmo definire il suo stile un pas de deux tra classico e contemporaneo. Balanchine è uno Stanislavskij del balletto, per quanto riguarda l’idea che siano il gesto, il movimento, il ritmo ad indurre le emozioni, tanto nell’interprete quanto nello spettatore. Il suo ispiratore è Marius Petipa, emblema del balletto accademico, ma l’importanza di Balanchine come innovatore è enorme, ha un approccio “evolutivo” alla danza classica: combina i passi in modo originale e modernizza il movimento allungando le linee del corpo, utilizzando posizioni angolate e giocando con disequilibri e figure acrobatiche. Tanto che all’epoca dei Ballets Russes il suo essere “poco ortodosso” è fonte di dissidi interni alla compagnia, che si scioglie di lì a poco. Arriva però nel ’33 un incontro tra i più fortunati della sua vita, quello con il giovane e ricco americano Lincoln Kirstein, che insieme all’amico Warburg sogna d’importare la danza classica nel suo Paese. Nasce allora la New York School of American Ballet, il cui spettacolo inaugurale è proprio Serenade (1934), su musica di Čaikovskij, altro compositore congeniale a Balanchine (le sue musiche sono ultilizzate fino all’ultima coreografia, Mozartiana, del 1981). L’anno successivo l’American Ballet diventa la compagnia ufficiale del Metropolitan Opera House, e il leitmotive di Balanchine che, grazie all’aiuto del fedele Kirstein, la seguirà fino alla morte in tutte le sue ’46, a New York City Ballet, che dal ’48 a oggi è una delle compagnie più apprezzate e tecnicamente preparate al mondo. Come lo stile “balanchiniano” è perseguito dai più importanti coreografi, tra i quali William Forsythe

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